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Chiesa di

Santa Caterina

 

di Aldo Pesetti

 

 

Situata sul Castelvecchio di Fabriano, dove un tempo sorgeva l'antichissima Chiesa di San Giorgio, è oggi officiata dai Padri Minori Conventuali. In essa ebbero sepoltura Guido e Chiavello Chiavelli signori di Fabriano (secoli XIV-XV). All'interno opere di Giuseppe Cades (Roma 1750-1799) provenienti dalla Chiesa di San Francesco alle Logge non più esistente. Nell'ex-monastero il chiostro, in laterizio, edificato probabilmente nel 1473, data scolpita nello stemma degli Olivetani situato sul fianco destro della chiesa. La Chiesa conserva una copia della Sindone, un bel crocifisso ligneo del XVI secolo e il corpo del Beato Francesco Venimbeni.

 

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Il convento fabrianese di Santa Caterina d’Alessandria era stato originariamente un monastero silvestrino, eretto nel 1370 da fra Giovanni di Bartolomeo per desiderio di vita più austera; era situato sulla via per Sassoferrato ed era chiamato Santa Caterina delle Beccette. Tra il 1378 e il 1382 viene trasferito nell’attuale sito al Castelvecchio di Fabriano per volontà di Guido Chiavelli, che in quegli anni aveva preso il potere in città. Il 21 gennaio 1397 si insediarono a Santa Caterina i monaci benedettini olivetani; nei primissimi anni di costituzione, qui operarono Giovanni di Matteo da Orvieto, Duccio di Bartolino e Cosma di Bernardo da Firenze, tutti e tre successivamente priori della comunità.

Di quegli anni è il dipinto La Madonna col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Caterina d'Alessandria e un donatore, la più antica grande opera attribuita a Gentile conservata oggi nella Gemäldegalerie di Berlino. Tale opera venne probabilmente realizzata proprio per la chiesa di Santa Caterina a Fabriano, presso il cui convento visse il padre del pittore dal 1385, dopo che era rimasto vedovo. Al nome della chiesa alluderebbe la presenza di santa Caterina d'Alessandria a destra, individuabile dalla sola palma del martirio in mano.

Nel 1405 sono annesse al monastero le proprietà dell’ abbazia di San Vittore delle Chiuse. Tra il 1447 e il 1473, come ricorda la data incisa nello stemma olivetano posto sul fianco della chiesa, ci furono importanti lavori: viene costruito il chiostro con archi a tutto sesto poggianti su pilastri ottagonali e la cappella di san Giorgio, inglobata nel convento, è definitivamente demolita: rimangono ad oggi una porta gotica e resti modesti di affreschi della scuola fabrianese del XIV sec.

Nel XIX secolo, passate le soppressioni napoleoniche, Santa Caterina diviene luogo di culto francescano con l’ingresso, nel 1823, dei Frati minori osservanti. Verranno qui raccolte molte delle opere prima conservate nei conventi della Ss.Annunziata e del San Francesco alle Logge. Nel 1873 la chiesa fu chiusa al culto in seguito alla caduta della volta, per essere poi riaperta sette anni dopo. L’architettura originale della chiesa andò distrutta. Nel 1940 fu oggetto di un'altra ristrutturazione, così come subì importanti lavori di restauro in seguito al terremoto del 1997.

 

La Chiesa

 

Nell'interno del tempio vi sono tele di: Giuseppe Cades (1750 - 1799) (un tempo nella Chiesa di S. Francesco alle Logge): una posta sopra la Cantoria, raffigurante la Vergine col Bambino tra i SS. Clemente ed Innocenzo Papi, Carlo Borromeo, San Francesco d'Assisi ed Antonio da Padova; l'altra, che rappresenta il Beato francesco Venimbeni celebrante. Giuseppe Malatesta (1650 - 1719), la cui grand’opera, rappresentante il martirio di S. Caterina d'Alessandria, fa da sfondo alla Chiesa; Girolamo Buratu (1580 - ?), autore del Martirio di S. Giorgio: gran tela posta sopra l'altare della prima Cappella a destra.

Meritevoli di citazione: un Ciborio (sec. XVII) in legno dorato finemente intagliato; il Crocifisso ligneo policromo (sec.XVI) situato dietro l'Altare maggiore; l'originale e affascinante riproduzione (risalente al tempo dell'immediato primo dopoguerra) della Grotta di Massabielle e dell’apparizione della Vergine (1858) alla pastorella Bernadette Soubirous, che si può ammirare nella seconda Cappella a destra. Nella sacrestia è possibile ammirare una bella tela del sec. XVII, che se non è attribuibile con certezza al Guercino (Giovanni Francesco Barbieri), è sicuramente di derivazione guercinesca. Rappresenta il Cristo e l'Adultera. All'interno del Monastero, oltre ad un'opera del Domiziani (Crocifisso e santi), vi è custodito un paliotto in tela di Lucci Giovanni Luca, in cui è riprodotta l'immagine del Beato Venimbeni sul letto di morte.

 

Beato Francesco Venimbeni (1251-1322)

 

Nella quinta cappella a sinistra si trova l'urna contenente le venerabili spoglie del Beato. Particolarmente ricordato perché fondatore della chiesa conventuale di San Francesco alle Logge. Fu apprezzato predicatore e scrittore e sono a lui attribuiti vari miracoli. Dopo la demolizione del San Francesco il suo corpo fu trasferito in Santa Caterina (1881). Un tempo nel tempio si custodivano qui anche le ossa del Beato Ranieri, confessore di San Francesco: oggi presso l'eremo di Valdisasso.

 

La Sindone

 

Consiste in un telo di lino lungo cm. 397 e alto 83. Porta finemente dipinta in debole tinta marrone l'immagine maestosa del Redentore sia dalla parte anteriore sia posteriore del corpo. Il disegno lascia distinguere i segni della corona di spine, della crocifissione e di altri dettagli. Porta pure le due strisce longitudinali delle bruciature e dei susseguenti rammendi che si riscontrano nell'originale di Torino. Questa riproduzione, che la tradizione attribuì alla mano di una pia suora della quale peraltro s’ignora il nome, se la procurò nell'anno 1646 fra' Ippolito Righi (discendente della stessa famiglia nobile fabrianese che aveva dato all'Ordine Francescano e alla Chiesa il B. Giovanni), e la fece autenticare dal Vescovo d’Alba fra' Paolo Brisi, il quale con un suo rescritto del 21 Giugno 1646 attestava che l'immagine predetta toccò "Actualiter et vere" la Sacra Sindone conservata a Torino. Il possessore la donò ai suoi confratelli che la esposero nella chiesa della SS. Annunziata nel 1647 e vi rimase, molto venerata, fino alla soppressione napoleonica.

 

Il crocifisso

 

Fra' Innocenzo da Petralia (sec. XVI), trovandosi a lavorare nelle Marche, scolpì questo meraviglioso Crocifisso per i francescani che abitavano il convento della SS. Annunziata (un altro bel Crocifisso lo scolpì per la monumentale chiesa francescana di S. Giovanni Battista a Pesaro). L'artistico lavoro, collocato in una delle otto cappelle della SS. Annunziata, fu presto venerato dai Fabrianesi. Poiché alcuni fedeli testimoniarono di aver ricevuto grazie pregando davanti a quest’immagine, il Crocifisso ebbe l'appellativo di "miracoloso" Il 9 agosto 1739 un'équipe eccezionale di predicatori guidata da S. Leonardo da Porto Maurizio tenne a Fabriano una storica missione alla quale "parteciparono - lo dice la cronaca - il Vescovo, il Governatore, il Magistrato e tanta gente della città e del contado". "Per rendere più Luttuosa l'opera dei missionari il "Crocifisso miracoloso" fu trasferito con una processione dall'Annunziata in Duomo" e vi rimase insieme con la Madonna del Buon Gesù, fino alla conclusione della missione, quando fu riportato all'Annunziata.

 

 

 

 

 

 

 

L'interno della chiesa  

 

 

 

 

 

 

 

Stemma in pietra degli Olivetani

 

 

 

 

 

 

La tavola di Gentile da Fabriano

 

 

 

 

 

 

 

 

La chiesa in una foto d'epoca

 

 

 

 

 

 

Affresco olivetano nel chiostro

 

 

 

 

 

 

Resti della chiesa di S.Giorgio

 

 

 

 

 

 

Resti della chiesa di S.Giorgio

 

 

 

 

 

 

Il crocifisso

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

R. Sassi, "Le origini e il primo incremento della chiesa di S. Caterina in Fabriano", in “Rivista Storica   Benedettina”, 17 - 1926.

Anonimo, "Chiesa di Santa Caterina. Storia Arte Culto", Fabriano 1994.

F. Ferroni, "I francescani a Fabriano", Fabriano 1982.

V. Cattana, "Gli Olivetani nelle Marche", in “Aspetti e problemi   del monachesimo nelle Marche”, Atti del Convegno Monastero S. Silvestro, Fabriano 1982.

G. Pagnani, "Luoghi francescani delle Marche di origine benedettina", in “Aspetti e problemi   del monachesimo nelle Marche”, Atti del Convegno Monastero S. Silvestro, Fabriano 1982.


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