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Eremo di

San Verecondo

 

 

E' oggi una chiesetta immersa nel verde della montagna che sovrasta Paterno, frazione di Fabriano.
Fu antico monastero di monache. La sua prima menzione risale al 1123 e dal nome, scrive il Sassi, parrebbe verosimile la sua dipendenza dall'omonimo monastero di Gubbio.
I rari documenti pervenutici indicano che nel tempo vi ebbero sede varie Congregazioni religiose.
Agli inizi fu dimora di Monache, menzionate congiuntamente a quelle che avevano sede nella vicina Civita come è provato da un testamento (rogato dal notaio Cortosonno del 1264) di tale Marsilia, moglie di Albricio e di Sorabona loro figliuola, che lasciano due soldi a quelle religiose.
Le date tuttavia si sovrappongono, dato che nel 1229 già risulta essere abitazione di monaci, forse silvestrini.
Nel 1268 il sito era ancora alle dipendenze del monastero di Montefano. Ciò è confermato dal Montani, allorché rileva che tra i testimoni che erano presenti alla elezione del Priore Generale dei Silvestrini, nella persona del Beato Giuseppe Monaco (avvenuta subito dopo la morte del santo anacoreta) v'era certo "Donno Martino de Sancto Verecundo".
Non c'è dato sapere fin quando i silvestrini vi ebbero giurisdizione. Quel che è certo che nel 1448 era già dipendenza del capitolo di S. Venanzio.
Nella seconda metà del sec.XVIII il sito fu abitato anche da eremiti (romiti) extravagantes: gruppo religioso autonomo, cioè non appartenente ad alcuna Congregazione, soppresso poi dal vescovo di Fabriano Mons.Pietro Balducci da Forlì (1822-1837) agli inizi del suo mandato.
Un bel trittico d'arte marchigiana del XIV secolo, raffigurante la Madonna col Bambino ed i Santi Agostino e Verecondo, un tempo ornamento della chiesa, è oggi visibile nella Pinacoteca di Fabriano. L'ignoto autore, appellato dai critici d'arte "Maestro di San Verecondo", si ritiene abbia avuto un ruolo importante nella formazione del famoso pittore Gentile da Fabriano.
La chiesetta ancor oggi esiste ed è officiata il 22 ottobre, giorno della festa del Santo cui è dedicata. Il 1 maggio inoltre gli abitanti di Paterno si recano a piedi fino all'eremo dove hanno luogo momenti conviviali e preghiere.
La gente del posto è molto legata a questo luogo: nella prima metà del secolo scorso la chiesa fu ricostruita quasi interamente, grazie alle donne di Paterno che trasportarono la pietra necessaria prelevandola da una cava poco distante.
La chiesetta è esternamente molto semplice, si presenta in muratura faccia a vista. Priva di finestre, a parte una feritoia nel prospetto principale. L’ingresso avviene sul lato lungo attraverso una piccola porta con architrave in legno. Nelle pareti interne sono visibili alcuni ex voto. Ci sono inoltre tracce di affreschi, recentemente restaurati. Sull’altare ligneo addossato alla parete un quadro riproduce il trittico del Maestro di San Verecondo. La piccola campana, rimossa dalla sede originaria e conservata su un apposito sostegno, viene ancora oggi suonata nei giorni di festa.

 

 

L'eremo dall'esterno

 

 

Interno

 

 

Afferesco della Madonna

 

 

Ex voto

 

 

La campana

BIBLIOGRAFIA

D.Pilati "Fabriano sacra", Fabriano 1999

R.Sassi "Chiese artistiche di Fabriano: brevi cenni storico artistici", Fabriano 1961


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